La foto soprastante è stata scattata lungo le sponde del tratto torinese del fiume Po, precisamente in località Settimo Torinese. Ciò che salta subito all’occhio sono i colori accesi e contrastanti: frammenti azzurri, bianchi, arancioni e neri spiccano tra i rami e le radici della vegetazione riparia alla quale sono convulsamente aggrovigliati. Si tratta ovviamente di sacchetti di plastica e di ogni altra tipologia di rifiuto che il fiume ha restituito dopo l’ultima piena. Lo “spettacolo” è raccapricciante. Per quanto una situazione del genere possa essere efficacemente documentata con una foto (vedi Photo Gallery), solo vedendola con i propri occhi si riesce a percepirne l’entità. Ho deciso quindi di utilizzare tale scatto come pretesto per introdurre e approfondire l’argomento. L’accumulo di rifiuti solidi negli ambienti acquatici non è certo una scoperta recente; esso è un problema globale che interessa soprattutto le zone più urbanizzate e popolate. Tuttavia, mentre tale fenomeno ha ricevuto molta attenzione per quanto riguarda l’ambiente marino, tanto che è stato coniato appositamente il termine marine litter per indicare i rifiuti flottanti nella loro totalità, pochi studi hanno preso in esame i corsi d’acqua. Eppure in ambito scientifico non ci sono dubbi nel riconoscere i fiumi come uno dei canali principali attraverso il quale la spazzatura prodotta sulla terra ferma passa da quest’ultima al mare. Diversi studi e ricerche hanno infatti dimostrato che la quantità di rifiuti presenti sulle spiagge è di solito molto elevata in prossimità di foci ed estuari mentre tende a diminuire all’aumentare della distanza da essi. Alla luce di ciò e in maniera analoga a quanto fatto dai colleghi biologi marini, è stato adottato il termine river litter per individuare l’insieme di rifiuti di varia natura che possono essere rinvenuti negli ecosistemi fluviali. In generale, i materiali plastici rappresentano la componente più abbondante e diffusa ma non l’unica: infatti anche rifiuti tessili, metallici, ceramiche, vetro, gomma e legno sono facilmente riscontrabili. Purtroppo è difficile ottenere una stima realistica della quantità di spazzatura presente all’interno di un fiume o che viene trasportata da esso. Questo perché l’abbandono dei rifiuti è di per sé un fenomeno diffuso e difficilmente controllabile, inoltre tramite le variazioni di portata e le piene i corsi d’acqua possono di volta in volta mobilitare e trasportate i materiali precedentemente deposti sulle sponde o nelle zone adiacenti. Detto questo, pare comunque assodato che l’eccessivo sviluppo urbano, la facile accessibilità alle sponde e l’utilizzo turistico o ricreativo dell’ambiente ripariale siano i luoghi dove si verifica il maggiore apporto di rifiuti nei corsi d’acqua. Sarebbe dunque auspicabile che una maggiore prevenzione e sensibilizzazione venga effettuata, iniziando proprio da quelle zone.
