Solitamente, quando si pensa ai fiumi viene spontaneo vederli come delle linee d’acqua che scorrono sulla superficie terrestre. Tutto ciò che ricade all’interno della porzione occupata dall’acqua (nel linguaggio tecnico: alveo bagnato) viene considerato ambiente acquatico, mentre ciò che rimane fuori, è tipicamente classificato come terrestre. Tuttavia, in certi contesti tale distinzione può apparire un po’ troppo riduttiva. Specialmente in pianura, infatti, capita spesso di trovare ai lati dei fiumi diversi tipi di ambienti acquatici che rendono difficile stabilire con esattezza il confine tra l’ecosistema fluviale e quello terrestre. Il riferimento è ovviamente alle golene, lanche e pozze, permanenti o temporanee , talvolta connesse direttamente al fiume e talvolta separate da esso. In alcuni casi, la loro origine è dovuta alla risalita di acque sotterranee (risorgive), mentre in altri casi costituiscono porzioni inattive dell’alveo o depressioni della zona riparia che vengono occupati dall’acqua in seguito alle piene. Ecologicamente parlando quindi, tali habitat sono profondamente legati al corso d’acqua, testimoniando il rapporto dinamico che c’è tra l’ecosistema fluviale e il territorio circostante. Ma siccome si differenziano dal fiume per caratteristiche e anche per estensione (sia in termini spaziali che temporali) vengono tipicamente definiti ambienti marginali. Questa definizione però non rende piena giustizia all’importanza biologica che essi ricoprono. Le golene, le lanche e le pozze ospitano numerose specie animali, offrendo loro nicchie ecologiche diverse rispetto a quelle fluviali. Si tratta infatti di organismi che prediligono le acque stagnanti e ricche di vegetazione, incapaci di vivere all’interno del canale principale del fiume perché poco adattati alla velocità della corrente. Ad esempio, tra gli insetti acquatici ed in particolar modo all’interno del gruppo degli Eterotteri si possono annoverare interessanti esempi. La Nepa cinerea (foto) è un organismo predatore che vive appostato tra la vegetazione acquatica di ambienti stagnanti o debolmente correnti. Il corpo nerastro, il primo paio di zampe modificate in arti raptatori e il lungo sifone terminale sono i tratti morfologici che conferisco a questo insetto una forte similitudine agli scorpioni. Ed è proprio in virtù di tale somiglianza che questo organismo è comunemente noto con il soprannome di “scorpione d’acqua”. Le specie appartenenti al genere Notonecta (foto) sono ulteriori esempi di Eterotteri sovente rinvenibili nelle pozze e lanche. In questi insetti acquatici il terzo paio di zampe è modificato per permettere loro di nuotare attivamente nella colonna d’acqua, con il ventre verso l’alto. Infine, anche le libellule (Odonati) sono frequentatori ricorrenti di tali habitat, nei quali possiamo trovarli sia sotto forma di larve (foto), sia come adulti. Le prime colonizzano l’ambiente acquatico, mentre i secondi possono essere osservati in volo oppure posati sulla vegetazione di sponda. Nel complesso dunque le golene, le lanche e le pozze accrescono l’eterogeneità ambientale contribuendo ad aumentare la biodiversità dell’intero ecosistema fluviale. Tuttavia, la rettificazione dei corsi d’acqua, la cementificazione e l’alterazione della morfologia naturale delle sponde costituiscono le principali minacce per tali habitat. La loro scomparsa può tradursi nella perdita di biodiversità e in seri problemi conservazionistici per tutte quelle specie ad esse associate.
