Facendo una passeggiata lungo le sponde dei fiumi in questa parte dell’anno capita spesso di osservare che la loro superficie è almeno in parte ghiacciata oppure coperta da una coltre di neve. Se poi rivolgiamo il nostro sguardo alla vegetazione che cresce sulle sponde osserviamo alberi e arbusti spogli, privi di foglie e dai colori spenti. Questa condizione certamente non ci stupisce in quanto caratterizza il nostro paesaggio ogni inverno, anno dopo anno, e fa parte del naturale susseguirsi delle stagioni. Quindi, ponendo nuovamente la nostra attenzione all’ambiente acquatico siamo portati a dedurre che nei mesi invernali non vi sia “vita” nell’acqua. Esattamente come avviene per le piante, è facile credere che pure gli organismi acquatici passino i mesi freddi dell’anno in uno stato “dormiente o latente”, in attesa delle miti temperature primaverili per manifestarsi nuovamente e riprendere i loro ritmi. Eppure, basta alzare un ciottolo da un qualsiasi torrente delle nostre valli per rendersi conto con i propri occhi che non è così. Infatti, anche in questa stagione è possibile osservare insetti acquatici e altri invertebrati allegramente vivi e arzilli! Ma allora, come fanno questi organismi a sopravvivere mentre tutto intorno a loro è ghiacciato? Come fanno a resistere a temperature così basse? La risposta a queste domande è l’adattamento. Nel corso della loro storia evolutiva le specie che abitano nei nostri corsi d’acqua hanno evoluto una serie di adattamenti che consentono loro di resistere alla rigidità dell’inverno. Alcuni di questi adattamenti sono di tipo comportamentale: ad esempio certi insetti acquatici sono capaci di migrare attivamente verso zone del fiume non interessate dal ghiaccio, quali affluenti oppure gli strati più profondi del substrato. Altre specie invece cercano riparo all’interno di astucci o rivestimenti che esse stesse costruiscono e che usano per proteggersi dalle basse temperature. Ma i meccanismi più interessanti sono quelli di tipo fisiologico, ossia che implicano una risposta a livello cellulare e molecolare. Ad esempio uno dei modi più usati per ridurre il rischio di congelamento dei liquidi interni consiste nell’espellere un buona parte dell’acqua corporea all’esterno, aumentando così la concentrazione interna dei soluti. Un’altra strategia invece è quella di sintetizzare le cosiddette proteine anti-congelamento (antifreeze proteins – AFPs). Si tratta cioè di composti, per lo più alcoli o zuccheri, che aumentano la concentrazione dei soluti e abbassano il punto di congelamento dei liquidi corporei, consentendo all’organismo di mantenere le proprie funzioni vitali. Sebbene entrambe queste strategie siano state ben documentate in diversi insetti terrestri, si presume che anche le specie acquatiche facciano ricorso ad esse per sopravvivere all’interno dell’ambiente acquatico durante la stagione invernale. Tuttavia, ad oggi ciò è stato dimostrato solo in pochissimi casi, rendendo quindi tale argomento interessante e stimolante per ricerche e studi futuri.
Per saperne di più:
Danks, H.V., 2008. Aquatic insect adaptations to winter cold and ice. Aquatic insects: challenges to populations, 1-19.
